mercoledì 22 novembre 2017

100

Charlatans – Tellin’ stories
Motorpsycho – Sharks
Gomez – Tijuana lady
Death Cab for Cutie – Bixby canyon bridge
David Gray – Red moon
Sparklehorse – Piano fire
Syd Matters – Obstacles
Afghan Whigs – My curse
Wilco – Hummingbird 
Heatmiser (Elliott Smith) – Painclothes man
Gene – Where are they now?
Elbow – Mirrorball
Editors – Smokers outside the hospital doors
Archive – Again 
Eels – Blinking lights (for me)
Porcupine Tree – Disappear 
Afterhours – Il mio ruolo
Radiohead – You and whose army?
I am Kloot - Proof
Prince – The truth
James – One of the three
Stereophonics – Hurry up and wait
Low – Holy ghost
Doves – Break me gently
Pearl Jam – Present tense
Verve – Lucky man
Ocean Colour Scene – Two lovers
Paolo Conte – Una faccia in prestito
Ed Harcourt – Something in my eye
Spoon – Anything you want
Modest Mouse – Missed the boat
John Martyn – Smiling strangers
Dire Straits – On every street
Beck – Cold brains
Blur – The universal
Genesis – Firth of fifth
Bell X1 – Butterflies
Replacements – Unsatisfied 
Edoardo Bennato – Quando sarai grande
Jesus and Mary Chain – Never saw it coming
Veils – Lavinia 
Red Hot Chilli Peppers – My friends
Travis – Why does it always rain on me?
Stone Temple Pilots – Lady picture show
Litfiba – Apapaia
Divine Comedy – Bad ambassador
Who – Endless wire (extended version)
Oasis – Flashbax 
Lemonheads – My drug buddy 
Cure – Trust 
Interpol – Untitled
Strokes – Tap out
Supergrass – ZA 
Sergio Caputo – Mettimi giù
Kings of Convenience – I don’t know what I can save you from
Turin Brakes – Rome 
Phoenix – Rome 
R.E.M. – E-bow the letter 
Kings of Leon – Milk 
Mogwai – Cody


Primal Scream – Love you 
Smashing Pumpkins – Mayonaise
Big Star – Thirteen 
La’s – There she goes
Pavement – Carrot rope
Damien Rice – Eskimo 
Nick Cave & the Bed Seeds– Jubilee street
Tears for Fears – Cold 
Kaiser Chiefs – Ruby 
Julie’s Haircut – Private hell
Badly Drawn Boy – The shining
Arcade Fire – Wake up
Inxs – Full moon, dirty hearts 
Joycut – Deus
Iron & Wine – Passing afternoon
Pink Floyd – Mother 
Johnny Marr – European me
Catatonia – Nothing hurts
Pugwash – Black dog
Del Amitri – Don’t come home too soon
Athlete – Shake those windows
David Bowie – You feel so lonely you could die
Nada Surf – Paper boats
Yuppie Flu – Drained by diamonds
Pino Daniele – Nun me scuccià
Band of Horses – Is there a ghost
Christopher Owens – Here we go
Cold War Kids – Hang me up to dry
New Model Army – Headlights
Tom Waits – In the neighborhood
Longview – Further 
Smiths – Paint a vulgar picture
Stills – Lola stars and stripes
Beatles – I am the walrus
Pulp – Pencil skirt
My Morning Jacket – Evil urges
Shins – New slang
Jeff Buckley – Last goodbye
Suede – Europe is our playground
Foo Fighters – I am a river

Annaspiamo nell'immondizia musicale, che ci intossica quotidianamente il cervello. I più esposti al rischio di contagio sono i giovanissimi, che in questa spazzatura ci sono nati e sono sprovvisti delle adeguate difese immunitarie. Ecco perché ho preparato questo CD doppio per mia nipote di 16 anni, che già da parecchi anni pericolosamente canticchia robetta insulsa con gli smartphone insieme alle amicastre.
Ovviamente la paccottiglia musicale è sempre esistita, ma oggi prolifera irrefrenabile, pare che l'umanità sia indirizzata in modo inesorabile verso un progressivo, ineludibile rincoglionimento totale, e i giovani d'oggi sembrano ancora più spersi e lobotomizzati di quelli di ieri.
Date anche voi il vostro piccolo grande contributo per migliorare il mondo. La somma di tante piccole cose fa grandi cose, infiniti benefici per la società. Da qualche parte bisogna pur cominciare a cambiare il Paese. 

LEGGERE ATTENTAMENTE IL FOGLIETTO ILLUSTRATIVO
COMPOSIZIONE. Ogni CD contiene amore, veleno, malinconia, pace, rabbia, pura gioia, esaltazione, preghiera, lacrime e sangue
ECCIPIENTE. Arte purissima
INDICAZIONI TERAPEUTICHE. In tutti i casi di apatia musicale, disturbi dell’apparato uditivo, svogliatezza introspettiva, insensibilità generale. Per disinfestare il cervello da paccottiglia sanremese, ciarpame radiofonico, liriche trite, dance music e Arise, Mengoni, Pausine, Giusyferrere e Ramazzottate varie
POSOLOGIA. Nei casi di scarsa dimestichezza con l’Arte Musicale non più di 4 o 5 dosi/brani alla volta per i primi tre giorni. Aumentare le dosi con cautela. Extradosaggio può provocare giramenti di testa, pericolosi stati di esaltazione, sbalzi di pressione, angoscia, autopunizioni fisiche, visioni. Si sconsiglia al primo ascolto di saltare le dosi o di farle scorrere. Si consiglia vivamente massima concentrazione durante il trattamento. Nei casi di grave intossicazione causa assunzione spontanea o involontaria di spazzatura musicale il medicinale va preso per due ore giornaliere suddivise in due dosi da sessanta minuti da assumere a dodici ore di distanza l’una dall’altra.
CONTROINDICAZIONI. Diagnosticata imperturbabilità musicale, allergia verso ogni tipo di capolavoro, accertata ignoranza crassa
INTERAZIONI CON ALTRA MUSICA. Si consiglia il paziente di non accendere la radio durante l’assunzione del farmaco, non frequentare Youtube o limitarne drasticamente l’uso, non soffermarsi sui programmi musicali televisivi
EFFETTI SECONDARI. Su alcuni pazienti è stato riscontrato un aumento delle capacità intellettive, ispessimento delle connessioni sinaptiche, su altri convulsioni, paralisi e morte cerebrale.
AVVERTENZE SPECIALI. Tenere il medicinale fuori dalla portata degli stupidi
VALIDITÀ. Il prodotto non ha scadenza
Il farmaco è suddiviso in cento dosi così distribuite: 36 di origine inglese, 33 statunitensi, 9 italiane, 7 scozzesi, 3 irlandesi, 2 gallesi, 2 norvegesi, 2 francesi, 2 australiane, 2 canadesi, 1nordirlandese, 1 neozelandese
NON CONTIENE OLIO DI PALMA (e neanche glutine)

lunedì 20 novembre 2017

Se quattro storie vi sembran poche...

4 3 2 1 è un romanzo scritto per accumulo, e tutto quello il lettore vi ritrova è un permanente piacere del narrare. Succedono un mucchio di cose. Il mero gusto della narrazione abbonda, anche in particolari superflui. Per questa ragione respingo con forza per Auster l’accusa di celebralismo, così come l’idea che Auster divaghi mettendo da parte la sostanza, che in realtà è anche nelle divagazioni (per esempio nella deliziosa storia delle scarpe Hank e Frank che ti fa quasi piangere per la morte di un paio di calzature) Respingo anche l’accusa che Auster abbia problemi a costruire personaggi e a rendere interessanti le sue idee. Anche se di tanto in tanto può essere stucchevole (vedi i perché e i percome della passione di Archie per Stanlio e Ollio, o la particolareggiata scoperta adolescenziale del sesso – già letta e riletta in mille libri di narrativa, o quando, a pagina 716, il buon Archie s'effonde in una smielata nonché improbabile dichiarazione d'amore e d'addio alla sua adorata Amy - Auster ha un'anima da parolaio che a volte non riesce a contenere), il lettore non può che gioire della penna Austeriana, vero è che bisogna avere la pazienza di scoprire i personaggi, forgiati in maniera convincente (anche se verbosa) e seguire gli avvenimenti mentre si naviga sul fiume in piena di una prosa tumultuosa che trascina con sé anche un po’ di sterpaglia – molto poca, a dire il vero (uno stile per accumulo può fuorviare anche il lettore più scafato, e convincerlo che lo scrittore non abbia sufficiente talento per risultare convincente). Vero anche che la Storia così facendo resta sullo sfondo, almeno in alcuni passaggi, lontana come una cartolina attaccata con lo scotch, che poco può contribuire all’accrescimento del pathos. I brevi resoconti degli avvenimenti storici risultano poco incisivi, e quelli lunghi (poche pagine, per fortuna) restano laterali rispetto al cuore dell'opera, che è la sua quadruplicità.
4 3 2 1 racconta 4 storie alternative della vita di Archie Ferguson. In una il padre di Archie muore nell’incendio del negozio, in un’altra la famiglia Ferguson si è ridimensionata economicamente perché il padre ha dovuto prendere un negozio più piccolo, in un’altra il padre ha comprato altri due negozi, arricchendosi, in un’altra è morto Archie, a tredici anni, colpito dal ramo di un albero.  L’Autore salta dalla versione 1 alla 2 e via dicendo e non è sempre agevole capire in quale versione ci si trovi, ed è arduo ricordarsi, una volta tornati, per esempio, nella versione 3, tutti i particolari propri di quella versione, che si rischiano di confondere con quelli della versione 1 o della versione 4, a meno che non si legga tutto d’un fiato, ma è difficile farlo con un libro di 900 pagine. Il lettore è dunque costretto spesso a fare passi indietro, a fare i conti cioè con uno scalpitante Archie dodicenne che aveva lasciato nella pagina precedente vigoroso atleta diciassettenne di uno e ottanta, sportivo superdotato nonché gran fagocitatore di libri e film. Ricominciare sempre daccapo, stratagemma originale quanto straniante, eppure capace di avvincere se concepito da un maestro come P.A. Durante la lettura una domanda nasceva spontanea: la quadruplice storia ha una sua particolare valenza artistica o galleggia in superficie come semplice gioco letterario? Questa non è forse una domanda oziosa per il lettore che dalla letteratura cerca insieme alla maestria tecnica anche nuovi squarci di comprensione sul mondo. La risposta è, a ben pensarci, sì, è ben più di un divertissement. Possiamo sapere certe cose di Archie nella versione in cui vive in una famiglia abbiente, e altre cose nella versione in cui il padre è morto tragicamente e Archie deve affrontare quel dolore e poi anche la prova di un nuovo marito per sua madre. D’altronde Auster non si produce in salti mortali da una versione all’altra. Cambiano alcune piccole, grandi cose che a lungo andare generano enormi cambiamenti. 4 3 2 1 sembra la risposta alla domanda quante persone diverse possiamo diventare a seconda dei casi della vita, quante possibilità e sfumature della nostra personalità resteranno per sempre inespresse perché non sollecitate dalle contingenze, fino a quanto ci conosciamo veramente?

Il più grande difetto di 4 3 2 1?
L'algido resoconto storico delle due pagine finali (938-939) lascia molto perplessi
A che pro?

venerdì 10 novembre 2017

Proposta per un Frankenstein-writer

Densità Bernhardiana
Umorismo Dovlatoviano
Profondità Dostoevskijana
Immaginazione Kinghiana
Complessità Kafkiana
Lingua Fenogliana
e infine...
Misura Fantiana

domenica 5 novembre 2017

Quell'ineffabile quarto d'ora



Circa tre anni fa inviai un romanzo a un editore e meno di 24 ore dopo mi arrivò l'e-mail di rifiuto
Pensai a un errore, un disguido
Non poteva essere possibile
Ma non era un errore, l'editore soffriva di insonnia, in quel periodo, e lesse il mio romanzo nottetempo, in tre ore, disse, concludendo che era tecnicamente perfetto, ma sapeva di già scritto, già sentito

Gli inviai un altro romanzo e in effetti circa 4 giorni dopo l'editore mi fece sapere che lo avrebbe pubblicato

Era Il terremoto particolare di Antonio M. che all'epoca si chiamava ancora Il terremoto della sposa





Il successo del romanzo, oggi best seller internazionale, mi convinse a iniziare un tour di presentazioni (di due date) che mi portò finanche all'estero - a Roma. Nella Capitale ho avuto qualche problema per via della lingua ma ho comunque vissuto il mio quarto d'ora Warholiano, quando mi capitò di sedere allo stesso tavolo di Riccardo Iacona e Maria Rosa Cutrufelli.
I video nei quali parlano della mia opera sono troppo pesanti per essere caricati su questo blog amatoriale
Poi arrivò anche Lidia Riviello, che lesse un brano. Io ero schiacciato in un angolo, imbarazzato dal fatto che continuavano a chiamarmi "giovane autore" a quarant'anni passati, e annichilito dalla presenza di quel microfono che prima o poi mi sarebbe capitato tra le mani, rischiando di distruggermi, ma seppi cavarmela destreggiandomi in un malinconico giullarismo, come spesso mi succede quando in realtà vorrei mandare tutti al diavolo e andarmene.

Bene, ecco le mie poesie per i miei 4 migliori lettori. Dunque tenetevi forte

Caro Alex Di Giuseppe
Non sei forse un bel ragazzo
Ma hai fiuto e un bel cuore
Quindi non ci frega un cazzo
Non sarai uno e novanta
Sì, c’avrai pochi capelli
Ma con la tua intelligenza
Ormai nulla ti è precluso
Te lo giuro, sono serio:
Che tu possa realizzare il tuo più ardito desiderio


Se in questioni musicali
Non ti senti assai ferrato
Tu interpella il buon Solventi
E sarai illuminato
Recensendo il pentagramma picchia come Apollo Creed
Lui conosce a memoria tutto Bowie e Lou Reed
Ma una cosa non capisco
Caro tosco, sei un portento:
Perché non mettesti su anobii quel tuo cazzo di commento?

Rose rosse a Filomena
Con la coscia sexy e oblunga
Con la lingua affilata
Come chi la sa ben lunga
Dispensava i suoi consigli
A me, suo concittadino
Che tesoro non ne ho fatto
Perché sono mezzo matto
Spero ti sia divertita
Quel mattino al gran caffè
Poi un bel giorno sei sparita
Ogni tanto fatti viva
Porta pure tuo marito
Lo ricordo, al tavolino
Mentre noi si chiacchierava
Si faceva una dormita

Ecco infine il buon Pasquale
Uomo onesto e assai cortese
Oltre a essere gentile
È persino un po’ cugino
Non c’è sangue nel legame
È un rapporto regionale
Lo confesso, io ti amo
Tu pugliese, io lucano
Dunque, ti chiedo addolorato
ma perché m'hai scancellato?

venerdì 3 novembre 2017

Quel giorno memorabile




Così il 12 novembre del 2002, all’età di 28 anni, mi accomodo davanti a uno schieramento di docenti. (Come ogni laurea che si rispetti era scritta a quattro mani, con una persona di fiducia. Studiarmi la parte storica mi annoiava a morte.) 
Devo parlare in inglese, quindi l’inizio della mia relazione è tutto un susseguirsi di patetici balbettamenti. Vedo la faccia del mio relatore tramutarsi lentamente in qualcosa che non avevo mai visto, ma il messaggio mi arriva chiaro: cosa diavolo stai farfugliando, Monte? 
Un po’ alla volta mi sciolgo, inizio a esprimermi in un inglese decente, dozzinale ma almeno smetto di far ridere. 
A un certo punto posso finalmente parlare nella mia lingua e penso che il peggio è passato. 
Mi pareva in effetti assurdo pretendere da me che mi esprimessi fluentemente in lingua inglese solo perché stavo per laurearmi. 
Il resto della mia relazione si è perso nella nebbia, ma ricordo bene che alla destra del mio campo visivo un fotografo continuava ridicolmente a scattarmi foto sempre dalla stessa posizione, a volte in piedi, a volte piegandosi sulle ginocchia. 
Poi, la svolta: 
La controrelatrice mi incalza, mi sbatte in faccia tutte le mie manchevolezze: nella tesi non ho scritto nulla di Dos Passos, e Mario Puzo che fine ha fatto? Come posso pensare di presentare una tesi sulla letteratura d’immigrazione americana senza citare questi grandi nomi? 
Mi butta a terra, non me lo aspettavo. 
Francamente non mi credevo responsabile di così gravi omissioni. 
Sono costernato, a disagio, poi provo un moto di orgoglio. 
All’epoca ero un Fantiano facinoroso, come ora. Solo che a quei tempi era da poco iniziata la mia brillante carriera di narratore e non facevo che scribacchiare romanzi Fantiani epigonali di infimo livello, insomma tutt’altra roba rispetto ai capolavori sfornati negli ultimi anni. 
La mia costernazione diventa ben presto odio furioso verso la controrelatrice, che evidentemente non ci ha capito un cazzo: 
Ma quali Puzo e Dos Passos, santiddiio, qui stiamo parlando di Fante, stronza maledetta! Non è un F O T T U T O S C R I T T O R E E T N I C O! 
Alla fine lo tengo per me, ed è finita. 
Stringo le mani a tutti. 
Mi ero seduto con un mediocre 88 di partenza, mi alzo con un poco onorevole 92. 
Be’, dei voti me sono sempre infischiato. Durante quei sette anni cestinati nelle aule universitarie ho studiato davvero poco, meno che a scuola. Ricordo ancora con piacere il mio unico 30 in Linguistica Generale, ma con buona soddisfazione anche i miei 18 in Storia Moderna e Filologia Germanica. Dovevo solo andare avanti e togliermi quella spazzatura di dosso. 


Quello che proprio non ricordo è il 18 in Italiano Scritto nel gennaio 2001. 
Ah ah! Gli scherzi del destino! Mi viene subito in mente Einstein e i suoi problemi scolastici con la matematica. 1895 e 2001, ecco due anni chiave della Storia. (In realtà quella su Einstein pare sia una diceria, ma non ho resistito al parallelo tra questi due grandi uomini, Einstein e me). 
Dunque me ne vado, mesto e scalcagnato, alleggerito ma anche addolorato per la pessima figura, quando mi imbatto in un amico di studi universitari (tra l’altro anche lui aspettava di laurearsi quel giorno con una tesi su John Fante). 
Va be’, te la sei cavata, complimenti. 
Me lo dice o è quello che la sua smorfia sembra dirmi. 
Bah, stronzate, sembravo un vero coglione!
Quindi esco con la mia scarpa sinistra con la punta bucata. Non mi mancava neanche questo. O forse era quella destra. Al limite erano bucate entrambe. 
Il resto del mio abbigliamento non lo ricordo, ma non doveva essere molto meglio delle scarpe. 
A quel punto quello strano uomo del fotografo mi propone l’acquisto delle sue foto a un prezzo folle. Trecento euro, se ricordo bene. Gli dico che non mi servono. Figuriamoci se ho voglia di ricordarmi di questo giorno. Così se ne va, scontento, con il suo bel malloppone di fotografie del dottor Monte. Beato lui! 
Non mi resta che tornare a casa. Non succede nulla. In aula non c’erano né amici né parenti a godersi il mio spettacolo, nessuno sapeva. Il giorno della laurea per i miei familiari era il 14 novembre, due giorni dopo. 
Avevo dovuto mentire. 
Non sopportavo l’idea di offrire il deprimente spettacolo della mia relazione di laurea a gente di mia conoscenza, mi sarei liquefatto per l’imbarazzo. 
Quando due giorni dopo però non mi decido ad alzarmi dal letto iniziano a chiedermi cosa sto aspettando: non rischio di fare tardi? 
Ma no, no, mi sono laureato due giorni fa. 
Mio padre se la ride sotto i baffi. 
Mia madre è risentita e non si fa scrupolo di manifestare questo suo sentimento: ma vai via, vai via! Non so dove sia finito oggi il mio diploma di laurea, era tutto bello arrotolato nel suo tubo e in camera non lo trovo più. Sarà finito in cantina. 
Anche quelle foto, se le avessi comprate, sarebbero probabilmente finite dentro quel tubo, in un luogo più triste e buio di una cantina, il Luogo delle Cose Inutili. 

martedì 31 ottobre 2017

Il sorriso della ragione

"Kiselev, il direttore della Lenfil'm, prediligeva una figura retorica trasversale. Era la Betta Menesbatto. Se il direttore era scontento di un collaboratore della Lenfil'm, diceva:
- Ti comporti come la Betta Menesbatto...
Oppure:
- Pessimo montaggio. Persino la Betta Menesbatto l'avrebbe montato meglio...
Oppure:
- Per chi stiamo facendo il film? Per la Betta Menesbatto?!...
Eccetera.
Un bel giorno alla Lenfil'm arriva il ministro della cultura Ekaterina Furceva. Nell'aula magna si svolge l'incontro. Kiselev tiene un discorso in cui risuonano alcune autocritiche. In particolare, il direttore dice:
- Abbiamo ancora numerosi film vacui, poco impegnati. Ad esempio, L'uomo venuto dal nulla. Sembra l'abbia girato la Betta...
Qui il direttore si impappina: sul palco c'era il ministro della cultura. Non era cosa da dire, per di più a una signora! Mica poteva tirar fuori la Betta Menesbatto, non era cosa da dire.
Kiselev decide di edulcorare l'espressione e conclude:
- Sembra che l'abbia girato la Betta... Meninfischio.
A quel punto dalla platea giunge una bonaria esclamazione:
- Ma come, compagno Kiselev, non ci dica che la Betta Menesbatto ha messo la testa a posto...

GENNAIO 1-Saul Bellow – Il dono di Humboldt 2-Shirley Jackson – La lotteria      (e-book) 3-Thomas Bernhard – Amras 4-Diego De Sil...